L'impronta idrica e l'abbigliamento

L'impronta idrica e l'abbigliamento

La produzione e la distribuzione di abbigliamento è da sola responsabile del 10% dei gas serra rilasciati nell’ambiente. Quello tessile, infatti, è uno dei settori industriali più inquinanti in assoluto. L’impatto di questo settore è alto in ogni processo: dalla produzione delle materie prime fino allo smaltimento dei capi usati. 

L’acqua nell’industria dell’abbigliamento

Le industrie dell’abbigliamento usano più di 75 milioni di miliardi di Litri d’acqua in un solo anno, che è più dell’acqua che serve a riempire il Lago di Garda. Un numero enorme, quasi difficile da realizzare. Per semplificare possiamo dire che una sola t-shirt di cotone, per essere prodotta, ha bisogno di 2700 litri d’acqua: il cotone, infatti, è una pianta fragile che ha bisogno di molta acqua e buona parte di questa viene inquinata con pesticidi e fertilizzanti e non può essere riutilizzata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dei prodotti d'abbigliamento sul mercato però, meno del 25% sono realizzati in cotone. La fetta più grossa del mercato (più del 60%) è occupata dalle fibre sintetiche, realizzate con materiali plastici. Oltre all'inquinamento causato dalla produzione, il lavaggio dei capi realizzati in questi materiali crea molti danni all’ambiente. Nel lavaggio sia industriale che casalingo vengono rilasciate nell’ambiente circa 500 mila tonnellate di microplastiche. 

Ben vestiti a basso impatto ambientale

Per questo sono importanti tutte le iniziative per ridurre l’impatto ambientale che vengono realizzate nel settore dell’abbigliamento. Partendo dalla fine del processo di produzione ci sono due operazioni principali che si possono realizzare per ridurre i capi d’abbigliamento da smaltire e, di conseguenza, la realizzazione di nuovi.

Il riciclo

Le fibre tessili (anche quelle sintetiche) possono essere riciclate totalmente e riutilizzate per la realizzazione di nuovi indumenti. Il limite di questa soluzione è la realizzazione di strutture ad hoc che si occupino di questo processo, perché spesso economicamente costano meno materie prime nuove che riciclate.

Il mercato dell’usato

In quest’epoca di economia circolare ci stiamo abituando che i prodotti possono avere più di una sola vita. I consumatori che acquistano capi vintage riducono sensibilmente la propria impronta di inquinamento. I limiti di questa seconda soluzione, invece, sono sia la diffidenza che spesso i consumatori hanno nei confronti dei vestiti usati sia il fatto che non tutti i prodotti d’abbigliamento possono durare abbastanza a lungo da diventare vintage. I prodotti provenienti dall’industria fast fashion, per esempio, iniziano a mostrare vistosi segni di usura dopo poco tempo.

Non basta quello di casa, adesso puoi pagare un affitto anche per i vestiti
Oltre a queste due soluzioni “classiche”, sempre nuove idee si affacciano al mercato. Ad esempio, sta prendendo sempre più spazio l'idea dei “vestiti a noleggio”: in diverse parti del mondo crescono sempre di più le start up che hanno come missione quella di ridurre l’inquinamento dell’industria dell’abbigliamento creando un sistema di noleggio dei vestiti. Pagando un "affitto" mensile puoi ricevere i capi che preferisci per un periodo limitato di tempo. Alcuni esempi di questa modalità sono: Drip, un format italiano di abbigliamento in abbonamento specializzato nello streetwear; Rent the Runway una piattaforma di e-commerce che consente agli utenti di noleggiare, abbonarsi o acquistare abbigliamento e accessori firmati. 

Conclusioni
Il settore dell’abbigliamento, in conclusione, ha bisogno di un grande restyling (per rimanere in tema). In questi anni molti brand hanno realizzato piani a breve-lunga scadenza per ridurre il proprio impatto sul pianeta, ma in contemporanea sono sempre di più gli studi che parlano di come questa impronta sia destinata a raddoppiare nei prossimi 10 anni. Le iniziative dei brand spesso coprono solo una parte molto piccola della propria impronta (quando la coprono e non fanno operazioni di puro greenwashing) e non hanno un impatto significativo, che per realizzarsi ha bisogno di un impegno reale e congiunto di istituzioni, aziende e consumatori.

 

FONTI
https://www.ecotextile.com/2022022529007/fashion-retail-news/french-fashion-group-smcp-adopts-tracing-tech.html

https://mg.co.za/africa/2021-09-25-us-fashion-contaminates-africas-water/

https://www.hometextilestoday.com/textiles/oeko-tex-launches-impact-calculator-to-track-carbon-water-use/

https://www.europarl.europa.eu/news/en/headlines/society/20201208STO93327/the-impact-of-textile-production-and-waste-on-the-environment-infographic

https://www.climatecouncil.org.au/resources/fast-fashion-climate-change/

https://www.theguardian.com/environment/2021/nov/06/clothes-made-from-recycled-materials-sustainable-plastic-climate